“Il dito a scatto“ è una condizione patologica molto frequente che può colpire tutte le dita della mano e si manifesta con una difficoltà a flettere ed estendere attivamente uno o più dita della mano accompagnato da dolore e talvolta dal classico “scatto” durante il passaggio dalla flessione alla estensione e viceversa.
Talvolta il dito interessato può rimanere bloccato in flessione e per estenderlo è necessario l’ausilio dell’altra mano per accompagnarlo nella estensione.
Questa condizione patologica è dovuta a una infiammazione (tenosinovite) dei tendini flessori (flessore profondo e superficiale per le dita lunghe e flessore lungo per il pollice) che porta a un aumento del liquido sinoviale presente nella guaina peritendinea (versamento peritendineo) con una progressiva difficoltà nello scorrimento degli stessi tendini a livello di un ispessimento fibroso del canale digitale chiamato PULEGGIA A1 situata a livello della porzione distale del palmo della mano, alla base del dito.
Questo conflitto meccanico tra tendini flessori e puleggia A1 può verificarsi per varie cause. La puleggia diventa meno elastica e incapace di adattarsi ai cambi di volume della guaina peritendinea portando a DOLORE, a DIFFICOLTOSA FLESSO – ESTENSIONE fino a “SCATTO“ del dito e talvolta si può arrivare alla RIDOTTA MOBILITA’ dello stesso (rigidità).
Esistono varie fasi del quadro patologico che viene infatti definita TENOSINOVITE STENOSANNTE DEI FLESSORI O DITO A SCATTO e il trattamento è differente a seconda dello stadio della patologia.
Spesso si manifesta dopo un sovraccarico funzionale della mano ripetuta nel tempo come: stringere a lungo oggetti oppure sollevare pesi oppure flettere ed estendere ripetutamente un dito come strizzare, avvitare, svitare e l’uso dello smartphone.
L’evoluzione di questa patologia può essere accelerata da una alterazione di fattori metabolici (ipertrigliceridemia, iperglicemia, ipercolesterolemia …) che sono fattori proinfiammatori oppure da fattori reumatici autoimmuni.
LA DIAGNOSI è clinica (esame obiettivo durante una visita medica), ma spesso viene richiesta una ECOGRAFIA MUSCOLOTENDINEA DEI FLESSORI del dito interessato per valutare lo stato delle fibre tendinee alla puleggia A1, per verificare se non vi sono fenomeni degenerativi e l’entità del versamento sinoviale nella guaina tendinea.
Grazie a queste informazioni che ci fornisce l’ECOGRAFIA che andrà eseguita con sonda ad alta risoluzione statica e dinamica, possiamo VALUTARE il PERCORSO TERAPEUTICO piu’ idoneo in base a quanto emerge dall’esame.
Se è presente un versamento sinoviale nella guaina tendinea, il dito andrà tenuto a riposo con l’utilizzo di TUTORI SU MISURA (notturno rigido / diurno che permetta una mobilità del dito controllata) + utilizzo di antinfiammatori locali + eventuale ciclo di terapie fisiche a scopo antalgico e drenante come laserterapia o tecarterapia.
Se non sono presenti fenomeni degenerativi delle fibre tendinee dei flessori a livello della puleggia A1 dovuti allo sfregamento durante lo scatto, si puo’ intraprendere un PERCORSO INFILTRATIVO CON CORTISONICO LOCALE (una prima infiltrazione e dopo 3 settimane una rivalutazione del quadro clinico).
Se il grado di stenosi della puleggia A1 è marcato e/o vi sono segni di degenerazione delle fibre tendinee viene data INDICAZIONE CHIRURGICA di apertura della puleggiaA1 e tenolisi dei flessori.
IN CONCLUSIONE:
La TENOSINOVITE STENOSANTE DEI FLESSORI O “DITO A SCATTO” è un quadro patologico molto frequente e può colpire una o più dita della mano.
Va valutato attentamente per comprendere in che fase della malattia ci troviamo con una visita medica accurata e con la prescrizione di accertamenti specifici.
Solo dalla valutazione di vari elementi si può considerare l’opzione terapeutica più adatta per quel paziente.
Non esiste solo l‘opzione chirurgica per il trattamento del dito a scatto, ma le altre opzioni meno invasive (infiltrative o terapie fisiche) vanno valutate solo da uno specialista..